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Dir. Resp.
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Edizione del 22/08/2020
Estratto da pag. 1
Una finanza “buona” (per usare il distinguo adottato da Mario Draghi perclassificare il debito pubblico), ossia “una finanza che crei valore per tuttii soggetti coinvolti”; una strategia delle aziende sustainability oriented, cheregoli le sue policy anche in un’adeguata riconversione; un’attenzione specialealle persone e all’impatto sociale e ambientale del loro agire; i processi,inseriti anche questi nella filiera della sostenibilità; e infine le tecnologiedigitali.Sono i cinque percorsi riassunti al Meeting di Rimini (all’incontro su“Sostenibilità e… finanza sostenibile” in occasione della presentazione delRapporto annuale della Fondazione per la Sussidiarietà) da Fabrizio Palermo,Ceo di Cassa depositi e prestiti, l’istituzione finanziaria che ha per missionappunto “lo sviluppo sociale ed economico del Paese secondo un criterio disostenibilità”: un’ottica di lungo periodo, a vantaggio della collettività. Diestrema, drammatica attualità gli argomenti al centro dei lavori a Rimini: comesta reagendo la finanza ai danni causati dalla pandemia da Covid-19? Sotto lapressione di questa nuova crisi, il mondo finanziario è chiamato a guardarealle derive che lo avevano portato alla grande crisi del 2008. Oggi più che maiè urgente capire come sta cambiando il suo rapporto con l’economia reale e qualè il suo contributo allo sviluppo sostenibile.“In quest’anno abbiamo sostenuto investimenti nell’economia per un valore paria 2,4% del Pil, raggiunto 20.000 imprese, prevalentemente PMI, e creato oltre600 mila occupati grazie agli impatti diretti, indiretti e indotti – ha dettoPalermo -. Oggi però è necessario anche un ripensamento complessivo delprogetto di sviluppo. Le aree che abbiamo identificato per individuare un nuovomodello di sviluppo sono cinque: una finanza che giochi un ruolo chiave comeabilitatore dell’economia. Alla finanza si affianca la strategia delle aziende,che si orienti alla sostenibilità come direttrice di sviluppo, soprattutto perquei settori che possono convertire i propri modelli di business, come abbiamofatto in Cdp inserendo nelle nostre strategie gli obiettivi dell’Agenda Onu2030. Poi vengono le persone, che devono essere sensibilizzate rispettoall’impatto sociale e ambientale del proprio operato. A proposito dei processi,in Cdp abbiamo modificato lo statuto per inserire lo sviluppo sostenibile nelperimetro di intervento aziendale: oggi le valutazioni di sostenibilità in Cdpsono incorporate nella fase di pianificazione dei futuri finanziamenti. Infine,le tecnologie digitali: in Cdp abbiamo investito nella digitalizzazione enell’upgrade tecnologico, questo ha consentito la piena operatività sin daiprimi giorni di lockdown. Le nostre priorità oggi sono una rete digitaleall’avanguardia per il Paese, un cloud pubblico privato e la creazione dicampioni nazionali nel settore dei pagamenti e della cyber security”.Dietro ai cinque punti ricordati da Palermo, vi è anche il nuovo lavoroprogettuale che ha portato Cdp a individuare in Italia vari “acceleratori”possibili, spesso tematici: è l’Italia dei distretti, dove Cdp intendeincentivare l’innovazione e la formazione degli operatori, che spesso ladetermina. “Ci stiamo muovendo, ad esempio, sul turismo, ma sono tanti isettori che possono proficuamente essere accelerati” aveva detto pochi giornifa lo stesso Palermo, facendo anche riferimento al fondo da un miliardopredisposto per le start-up. “L’Italia ha tante eccellenze dove si possonoesprimere nuove potenzialità. Noi vogliamo cercare di agevolare questacrescita”.© RIPRODUZIONE RISERVATA