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Edizione del 22/08/2020
Estratto da pag. 1
DAL MEETING/ Lupi: c`è ancora un posto in cui litigare per il bene di tutti
Di solito fa “notizia” chi non c’è. Gli anni scorsi all’annuncio deltradizionale incontro dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà alMeeting di Rimini gli inviati scorrevano la lista dei relatori e titolavano:“Manca Di Maio”, “Mancano i 5 Stelle”. Quest’anno Di Maio c’era e con lui tuttii leader dei partiti presenti in Parlamento (Speranza, Delrio, Boschi, Tajani,Meloni, Salvini). Vedremo i titoli. La prima nota è questa: c’è un posto in cuisi può parlare, discutere, attaccarsi senza insultarsi e senza azzuffarsi,confrontarsi senza venir meno alle proprie idee, avanzare proposte condivise:questo è l’Intergruppo per la sussidiarietà. E questo è anche il Meeting diRimini. La presenza tutti insieme dei leader politici che ho citato è secondome un grande riconoscimento del Meeting come luogo di incontro e di dialogo, unomaggio al coraggio dei suoi organizzatori, che hanno voluto confermarlo (purin forma ridotta anche se molto più social). Tutti l’hanno detto con la lorostessa presenza, Salvini l’ha esplicitato: sono contento che ci si vedafisicamente, c’è bisogno di incontri reali con persone reali.Il titolo dell’incontro poteva sembrare una domanda retorica, “Serve ancora ilParlamento?” ma con le domande retoriche non ci si impegna. E invece hoascoltato risposte in cui ognuno si implicava personalmente. Mi ha colpito, peresempio, l’onestà di Luigi Di Maio quando ha detto che la disaffezione deicittadini verso il Parlamento è generata anche da una crisi dell’idea stessa dilegge: “Le norme vengono usate come comunicati stampa, per annunciarle, senzapoi la preoccupazione della loro messa a terra”. Non ha accusato gli altri, hadetto: il primo a farlo sono stato io.Speranza non era formale quando, rivendicando il ruolo dei partiti, ha dettoche l’epidemia ha messo alla prova le democrazie, e mentre tutti pensavamo chelockdown e altre misure drastiche fossero possibili e più facili in paesi “menoliberali” (un modo delicato di definire il regime cinese), si è invecedimostrato che i paesi democratici hanno risposto meglio e in modo piùefficace.Maria Elena Boschi ha detto una cosa che condivido molto: il rapporto cittadinie istituzioni deve essere biunivoco, le istituzioni devono riconquistarsi lafiducia dei cittadini, ma anche noi politici dobbiamo avere fiducia nellasocietà.Salvini non è stato tenero col governo, ha detto che ha usato il Parlamentocome un citofono, per informarlo delle decisioni già prese, ma ha volutoprendere in parola l’affermazione di Speranza sul fatto che il luogo chedeciderà la destinazione dei 220 miliardi del Recovery Fund sarà il Parlamento.Ha poi difeso Orbán per le sue politiche per la famiglia, Delrio gli ha fattonotare che ne abbiamo appena approvata una anche noi, che per lui “è piùavanzata di quelle di Orbán”.Delrio è forse stato il più esplicito nel rispondere alla domanda del titolo:“L’unico modo serio per rispettare il popolo è rispettare il Parlamento.Togliamoci l’illusione che la sovranità popolare possa essere rappresentata dalleader. Non abbiamo bisogno di un uomo forte ma di una società forte”.Tajani non ha risparmiato critiche soprattutto alla componente grillina delgoverno. È stato molto duro sulle invasioni di campo della magistratura esull’uso disinvolto dei decreti del presidente del Consiglio: “Ci lamentiamo diOrbán, ma non è che da noi si sia fatto molto di meglio”. Tajani, da expresidente del Parlamento europeo, tiene molto alle prerogative delle assembleeelettive, trova inconcepibile che l’unica istituzione europea eletta dal votopopolare non abbia tra le sue prerogative l’iniziativa legislativa. Difficiledargli torto.Giorgia Meloni è stata altrettanto diretta: il Parlamento, soprattutto inquesti ultimi mesi, è stato marginalizzato, il presidente Conte ci informava diciò che faceva, “ma deputati e senatori non sono spettatori di ciò che ilgoverno decide”.Poi si è parlato molto anche di legge elettorale, di presidenzialismo, dielezioni regionali, di scuole da riaprire, di investimenti nella sanità e nelleimprese, di riforme istituzionali… insomma, politica. Quindi, c
ome è giusto chesia, disaccordi, ma idee a confronto. Delrio ha detto che servono più ideeperché la politica è contaminazione. Sono d’accordo, il nostro scopo – quellodell’Intergruppo – non è metterci d’accordo, ma vivere un dialogo vero cheporti a risultati concreti. La sussidiarietà è la risposta alla domandasull’utilità del Parlamento, la messa alla prova nei fatti, nelle normeapprovate (non sto qui a rifarne l’elenco, ricordo solo il 5 per mille e le dueproposte che andranno in discussione prossimamente su educazione e formazioneprofessionale) della fecondità di questo dialogo che non può avere altro luogoche il Parlamento. Giorgio Vittadini nelle sue conclusioni ricordava unepisodio raccontatogli da Luciano Violante, di un deputato del Pci, operaio,che aveva insultato un collega missino durante tutto il suo intervento. Il suocapogruppo, finita la seduta, gli disse: “Adesso vai a prendere un caffè conlui e gli chiedi scusa, perché con lui ci devi lavorare per fare buone leggi”.Questa concezione e questa pratica della vita parlamentare non c’è riforma (purnecessaria) che ce la possa dare, è una cultura diffusa che dobbiamoriconquistare, una tensione alla coesione sociale che se viene meno, ed èvenuta meno in questi anni, indebolisce le istituzioni. Giancarlo Giorgetti miraccontava di un suo compaesano che tutte le domeniche fuori da Messa glichiedeva: “E allora a Roma?”, e lui doveva rendere conto tutte le volte, anchese Giovanni (così si chiama l’anziano signore) non era un suo elettore. “Questaè partecipazione – commentava Giorgetti – e oggi ci manca esattamente questapartecipazione dal basso”.Vorrei evitare la scontata citazione del grande Giorgio Gaber, in questo casopreferisco Vaclav Havel, il grande dissidente e presidente cecoslovacco, l’uomoche ha riportato alla democrazia il suo Paese: la prima politica è vivere. “Ilproblema – diceva – è se si riuscirà in qualche modo a ricostruire il mondonaturale come vero terreno della politica, a riabilitare l’esperienza personaledell’uomo come criterio originale nelle cose, a porre la morale al di sopradella politica e la responsabilità al di sopra dell’utilità, a restituire unsenso alla comunità umana e un contenuto al linguaggio dell’uomo, a far sì cheil punto focale dell’azione sociale sia l’io umano, autonomo, integrale edegno, capace di rispondere di sé stesso perché in rapporto con qualcosa che èal di sopra di lui, capace di sacrificare qualcosa o, in casi estremi,l’insieme della sua vita privata e della sua quotidiana prosperità perché lavita abbia senso. Molti occidentali comprendono ancora poco di ciò che è ingioco realmente oggi”.© RIPRODUZIONE RISERVATA